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I giorni prima della partenza |
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Venerdì 09 Luglio 2010 18:17 |
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I giorni prima di un lungo viaggio non sono semplici. Sembrava fatta, dopo tutta la fatica a decidere, organizzarsi, parlare ai nostri cari e far comprendere loro il nostro progetto. E dopo tutto il coraggio che abbiamo tirato fuori per finalmente decidere! Eppure pochi giorni prima ci verranno mille dubbi, un po’ di ansia ed uno stato di confusione che ci porterà a chiederci se abbiamo preso la decisione giusta, dopotutto non stiamo male qui, i nostri amici , …
E’ tutto normale, potrebbe non succedere, ma se sarà così, è qualcosa che capita molto spesso. Credo che sia il tentativo della nostra mente di trovare una sorta di equilibrio dopo averle cambiato o solamente tolto, per ora, i punti di riferimento. Una volta su quel volo passerà tutto. Ma come arrivarci e non farci angosciare da questi momenti? Ognuno avrà il suo trucco. Personalmente ho sempre cercato di vivere giorno per giorno occupandolo a sistemare lo zaino, salutare gli amici, organizzare una pizzata di saluti, sforzandomi di non ‘proiettarmi’ troppo avanti nel tempo. Stiamo per affrontare qualcosa di nuovo e che cambierà direzione una volta partiti. Quando l’ansia ci assalirà dovremmo dirci che la decisione è quella giusta e che questi momennti di smarrimento sono assolutamente normali. Ricordo un episodio curioso che mi ha fatto vedere come questi momenti sono legati alle abitudini ed alla nostra ‘zona di conforto’, quel territorio all’interno del quale ci sentiamo tranquilli e a nostro agio. Potrebbe essere una 'zona di conforto' anche il nostro lavoro, che, sebbene non dovesse piacerci, ci garantisce punti di riferimento conosciuti e non ci lascia soli con noi stessi.
L’episodio che vi racconto non riguarda uno dei miei lunghi viaggi. Mi trovavo semplicemente nelle mie vacanze di Natale, in Scozia a trovare i genitori di mia moglie. Avevo deciso di partire qualche giorno prima di lei per trascorrere qualche giorno da solo a Londra per ritrovare qualche amico. La cosa strana è che, anche di fronte ad un viaggetto come quello, forse visto che era da tempo che non lo facevo, ho provato dei dubbi ("ma è il caso di stare in ostello? Dopotutto ora puoi permetterti anche una pensioncina", ecc.. e pensare che sarò stato in decine e decine di ostelli in giro per il mondo!). Neanche a dirlo, una volta partito la sensazione di dubbio è finita e, una volta arrivato a Londra, l’ostello si è rivelato bello, pulito ed accogliente.
Abituiamoci a convivere con qualche momento di smarrimento, confusione ed ansia. E’ tutto normale e ne capiteranno altri una volta partiti. Stiamo affrontando il nuovo e un po’ di confusione. E' lo scotto da pagare. |
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Venerdì 25 Giugno 2010 15:36 |
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Uno dei principali ostacoli che bisogna affrontare quando ci si appresta a pensare, decidere di fare ed organizzare un periodo sabbatico, è il come comunicarlo alle persone a noi care, per esempio ai nostri genitori, soprattutto se ancora viviamo in casa con loro. Ci sono passato più di una volta ed è un momento spesso frustrante per entrambe le parti. E’ come se si parlassero due lingue differenti .. ed è proprio così! La loro non comprensione di quello che vogliamo trasmettere non nasce quasi mai dalla volontà di fermarci, bloccarci, ma solamente dal timore di perderci, dall’ansia che deriva dal credere che stiamo per scappare.
Forse non sarà possibile avere una loro totale comprensione. Possiamo, però, cercare di parlare una lingua più ‘comune’, sforzandoci di capire i loro timori e cercando di rassicurarli sul fatto che non stiamo per scappare e non tornare più. Dovremmo sottolineare il ‘progetto’ che abbiamo in mente (imparare una lingua, diventare autonomi,..) spiegando che abbiamo le idee (abbastanza) chiare e che abbiamo organizzato bene il nostro periodo sabbatico. Dovremmo evitare di ‘sparare’ in modo sconclusionato tutte le idee che abbiamo in testa, soprattutto le più azzardate. Ricordiamoci che usiamo due linguaggi differenti. Noi utilizziamo le metafore, i sogni, le proiezioni nel futuro, loro sono più orientati a vedere la sicurezza, l’obiettivo ed a limitare i rischi.
Forse non saranno mai d’accordo. Dovremmo forse accontentarci di avere da loro una parziale comprensione del fatto che siamo consapevoli di ciò che stiamo facendo. Credo sia sufficiente a farci partire con maggiore serenità sapendo di averli con noi. Anche se non avranno capito fino in fondo le nostre motivazioni, le potranno probabilmente immaginare e saranno orgogliosi di ciò che stiamo facendo. |
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L'anno sabbatico dopo gli studi |
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Giovedì 17 Giugno 2010 16:31 |
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Il concedersi uno stacco una volta ultimati gli studi è qualcosa che dovrebbe diventare fondamentale anche in Italia e che potrebbe aiutare ad affrontare la vita, capire cosa vogliamo e diventare più grandi.
Ed è molto semplice farlo: a quell’età non si hanno responsabilità, esistono addirittura agenzie che possono aiutare a definire le parti più ‘burocratiche’ (alloggio, conto corrente, colloqui di lavoro) più che altro per far stare più tranquilli i propri genitori. E soprattutto non costa quasi nulla, visto che un’esperienza di questo tipo ha senso se ‘auto-finanziata’ dallo stipendio guadagnato facendo qualunque tipo di lavoro (i più ‘tipici’: mcdonald’s, commesso, barista).L’esperienza che questi ragazzi fanno li aiuta a capire ‘come va il mondo’, a diventare autonomi e a chiarisri le idee su cosa vorranno o non vorranno fare ‘da grandi’. La scelta di quale università fare, e se farla, viene rimandata al ritorno da questo periodo sabbatico.
Ricordo di aver scelto luniversità un po' a caso, per sentito dire e seguendo i consigli più disparati. Semplicemente non avevo assolutamente idea di cosa avrei voluto fare e tantomeno di come arrivarci, tanta era l’abitudine a seguire un percorso fino aa quel punto definito. E’ piuttosto comune vedere, magari non in Italia, ragazzi svedesi e del Nord Europa, che trascorrono un anno di lavoro all’estero una volta ultimati gli studi superiori. Si trasferiscono in città come Londra, cercano un alloggio, un lavoro e si pagano un anno circa di permanenza. E’ un anno considerato importantissimo per la loro formazione e ritenuto quasi fondamentale per la loro carriera. |
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Severgnini parla di anno sabbatico |
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Mercoledì 16 Giugno 2010 08:51 |
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Ho scritto una lettera a Beppe Severgnini. Chi più di lui rappresenta in Italia la spinta a guardare fuori dal nostro paese e a provare ad aprirsi al mondo. Uno dei modi che può aiutare a farlo è pensare di potersi prendere del tempo.
Vi riporto si seguito la sua risposta:
Ciao Riccardo. Ti scrivo da Camps Bay, Cape Town, con vista sull'Atlantico sul quale piove, piove, piove... Oggi, con caminetto acceso, mi prenderò un giorno sabbatico. Ammetto, non è la stessa cosa, ma mi aiuta a pensare all'argomento. Hai ragione: è una questione culturale. L'Italia accetta il fuoricorso sistematico - non è motivo d'imbarazzo, per gli interessati o per le famiglie che li mantengono - ma non l'anno sabbatico. Per esempio tra la fine della scuola superiore e l'inizio dell'università; o tra la fine dell'università e l'inizio del lavoro; o a metà carriera. I motivi? Non so, provo a buttarne lì un paio. Le carriere italiane sono spesso poco strutturate, dipendono molto dai rapporti personali (che non vuol dire necessariamente spinte & raccomandazioni). Staccando per un anno, qualcuno teme di perdere queste relazioni, e dover ricominciare da capo. Un'altra possibilità è che la vita italiana sia sufficientemente piena di sorprese (buone, meno buone); e questo riduce l'appetito per un anno diverso e avventuroso. Forse è anche il mio caso. Ho fantasticato, in questi anni, sulla possibilità di staccare un anno - basta Corriere, basta libri, basta tivù, niente radio. Non per andarmene in giro per il mondo - cosa che faccio comunque, come sapete - ma per starmene buono in un'università americana a lavorare su un progetto. Ci ho pensato, ho avuto anche qualche bella proposta, ma non l'ho fatto (per adesso). Certo, ci sono anche motivi familiari, ma se davvero avessi voluto... Comunque, è vero: dell'argomento in Italia si parla poco, come si parla poco deldownshifting, tema trattato dal libro di Simone Perotti (autore di Adesso Basta - Lasciare il lavoro e cambiare vita). Stasera CIV Pizza Italians, la terza in Africa. Mi dicono che siamo in 65. Sono molto curioso.
http://www.corriere.it/italians/ |
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Come trascorrere un anno sabbatico? |
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Martedì 08 Giugno 2010 11:12 |
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Come trascorrere un anno sabbatico? E’ una domanda che mi viene fatta spesso. Girerei la domanda in: “cosa vorresti fare per cui stai pensando di prenderti un anno sabbatico?”
Credo, infatti, che sia proprio questo il punto di partenza per muoversi verso un’esperienza di questo tipo, cominciando a chiarirsi le idee sul perché e, di conseguenza, passare alla fase successiva della realizzazione.
La risposta a questa domanda potrà cambiare nel tempo, ma ci fa muovere i primi passi in una qualche direzione. Potremmo così iniziare a capire dove vorremo andare, quanti soldi serviranno, di quanto tempo avremo bisogno, come ci dovremo organizzarci.
Il desiderio di realizzare questo sogno è ciò che ci fa’ partire e ci aiuta a superare gli ostacoli che incontreremo. Ma è anche necessaria una fase di riflessione sulle domande “perché, cosa, come?” per dare forma a questo sogno. |
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Come dirlo alle persone a noi vicine |
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Venerdì 28 Maggio 2010 20:21 |
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Uno dei principali ostacoli verso questo tipo di esperienza è la difficoltà di 'dirlo' a e farci capire dalle persone che ci stanno vicine. Spesso la totale comprensione è impossibile, può bastare il fatto di tranquillizzare che non stiamo fuggendo.
Chi ci stà intorno potrà non capirà le nostre motivazioni, tacciandole per 'follia', irresponsabilità, per sogni senza capo nè coda.
Non proviamo a persuadere queste persone con le nostre idee. E' spesso tempo perso e non farà che alimentare in noi un senso di frustrazione e di rabbia ed in loro la conferma che non vogliamo prenderci le proprie responsabilità e che non vogliamo crescere. Il problema stà nel fatto che parliamo due linguaggi diversi; noi utilizziamo il linguaggio del sogno, della creatività, loro sentono il nostro sogno come un attacco al loro 'status quo', al modo in cui hanno vissuto e stanno vivendo.
Se proprio riteniamo importante partire con una parziale comprensione (che capisco nel caso si tratti dei propri genitori), potrebbe essere utile, avendo a disposizione tanto tempo, iniziare a far loro passare le ragioni del nostro progetto, utilizzando il più possibile un linguaggio che possa essere per loro comprensibile. Potremmo, per esempio, sottolineare il tuo interesse per l'apprendimento della lingua, al giorno d'oggi indispensabile, ed il desiderio di fare un'esperienza di lavoro all'estero, ecc. Poi sappiamo benissimo che tutti questi sono solo scuse e accorgimenti per dare un'apparenza socialmente accettata al nostro viaggio e che dopo essere partiti scompaiono nel giorno dopo giorno. |
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Presentazione al Salone del libro di Torino |
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Martedì 18 Maggio 2010 20:16 |
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Ho avuto il piacere di presentare "Mollo tutto e parto!" al recente Salone Internazionale del Libro di Torino insieme a Simone Perotti, autore di "Adesso Basta" (ed. Chiarelettere) e Roberto D'Incau e Rosa Tessa, autori di "Quasi quasi mi licenzio" (ed. Salani).
Il tema che ci accomuna è il cambiamento e la domanda "perché?".
Perché stare in una situazione che non ci piace, perché stare attaccati ad un lavoro che non ci gratifica, perché non prendersi una pausa per staccare la spina e riflettere con maggiore consapevolezza sul come indirizzare la nostra vita. Il pubblico era composto in grande parte da giovani delle scuole superiori. Il mio messaggio per chi ha oggi quest'età, e si chiede cosa fare, è: iniziate a chiedervi come vorreste indirizzare la vostra vita e a capire come farlo. Soprattutto alla fine delle scuole superiori, un pò come fanno i giovani del Nordo Europa, staccare per un anno, uscire dal nido protettivo della famiglia e capire com'è essere indipendenti può aiutare tantissimo a chiarirsi le idee su cosa si vorrebbe e non vorrebbe fare del proprio futuro. La scelta dell'università o meno, quale università, ecc sono altrimenti scelte guidate dall'abitudine e non dalle proprie aspettative e dai propri desideri.
alcune foto |
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Intervista su Voglioviverecosì.it |
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Sabato 01 Maggio 2010 13:59 |
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Il sito "Voglioviverecosì" mi ha posto alcune domande sull' anno sabbatico e ha poi pubblicato l'intervista che segue:
MOLLO TUTTO E PARTO: PRENDERSI UN ANNO SABBATICO
Gli obiettivi che abbiamo in comune sono simili. Si parla di cambiamento e di seguire i propri sogni. Ecco cosa dicono di loro stessi gli autori di Voglioviverecosì.it: "Se almeno una volta nella vita avete desiderato lasciare tutto e cambiare vita questo sito vi può aiutare. Raccogliendo le testimonianze di chi lo ha fatto vi racconteremo gli aspetti positivi e quelli meno entusiasmanti di una decisione, spesso difficile da prendere, ma che può nascondere grandi opportunità. Cercheremo di capire quali sono gli ostacoli che impediscono di fare una scelta di vita così drastica e parleremo di come è cambiata la vita di chi lo ha fatto veramente."
www.voglioviverecosì.it |
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Martedì 27 Aprile 2010 20:52 |
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Chissà quante volte ci siamo sentiti dire: “Se vincessi il superenalotto mollerei tutto e viaggerei per il mondo”. Ho una bella notizia: non è necessario vincere il lotto per farlo.
Ci vogliono solo un po’ di consapevolezza e un po’ di coraggio. Consapevolezza di ciò che si vuole e del perché lo si sta facendo e coraggio nel mantenere salda la proprio decisione di fronte alle immancabili “intrusioni” di chi, intorno a noi, cercherà in tutti i modi di farci cambiare idea. Il coraggio di lasciare un lavoro, viaggiare da soli e prendersene la completa responsabilità deve essere affiancato dalla fermezza di non farsi influenzare dalle opinioni contrarie che riceverete dai vostri cari e dagli amici.
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Martedì 27 Aprile 2010 20:51 |
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Tutto è cominciato il giorno in cui, su di un treno Milano-Firenze, ho ritrovato un amico che non vedevo da tempo.
Lui si trovava in un momento particolare della sua vita. Mi disse: “mi sento in gabbia, ho un bel lavoro, amici ed una vita invidiabile, lo so, ma non sono felice. C’è qualcosa che vorrei cambiare: vorrei staccare per un po’ di tempo, magari per viaggiare”.
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l’Anno Sabbatico ed il viaggio |
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Lunedì 26 Aprile 2010 21:30 |
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Prendersi del tempo per se. Per ricaricare le pile, staccare dalla routine di tutti i giorni e viaggiare!
Anche se non è strettamente necessario andare dalla parte opposta del mondo per prendere contatto con se stessi, il fatto di viaggiare, meglio ancora se da soli, aiuta a farlo. Una volta che si è in compagnia del proprio zaino, sarà difficile “raccontarsela” e, lasciati passare alcuni giorni di necessario ambientamento a questa nuova situazione, tutto apparirà diversamente.
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l’Anno Sabbatico esperienza di vita |
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Lunedì 26 Aprile 2010 21:28 |
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Il sogno di staccare la spina e prendere del tempo per se è alla portata di tutti.
Quello che è sempre sembrato una fantasia per spiriti romantici è qualcosa che molti hanno già fatto e senza per questo finire “sotto i ponti”. Un periodo sabbatico è una pausa dalla routine di tutti i giorni e può permettere di ricaricare le pile e di vivere con maggior libertà il tempo a disposizione. Cosa può succedere in un periodo sabbatico?
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l’Anno Sabbatico ed il Lavoro |
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Lunedì 26 Aprile 2010 21:28 |
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Un anno sabbatico è qualcosa per pochi privilegiati che non hanno bisogno di lavorare? Direi proprio di no.
Nei miei lunghi viaggi ho incontrato persone di tutti i tipi: da Glenn, dirigente di una società di consulenza che aveva concordato con il suo datore di lavoro un anno di aspettativa, a Take, un amico giapponese, di professione muratore, che lascia il suo lavoro ogni anno per un periodo di 3-4 mesi per poi rientrare a continuare la sua attività.
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